NEL NOME DEL FIGLIO HAMNET di MAGGIE O’FARRELL

Il dolore fa inevitabilmente parte della vita, così come la perdita di coloro che amiamo prima o poi. Ma c’è un tipo di dolore che è atroce, contronatura e che addirittura non ha una parola che lo indica in maniera precisa: la perdita di un figlio! Nessuno vorrebbe mai provarlo, eppure può succedere a chiunque, così come nel 1596 a Stratford-upon-Avon è accaduto a William Shakespeare. Il drammaturgo inglese è protagonista, con la sua famiglia, del romanzo Nel nome del figlio Hamnet di Maggie O’ Farrell, edito da Guanda e tradotto da Stefania De Franco, sebbene nel libro non venga mai nominato direttamente e si intuisce la sua presenza. Grazie a questa storia faremo la conoscenza di Agnes, la moglie di William, donna forte e fuori dagli schemi, cresciuta da una matrigna che non le ha mai voluto bene, si sposa contro la volontà della propria famiglia, rifugiandosi in un matrimonio che non è proprio quello che si aspettava. Shakespeare è spesso lontano, a Londra, divorato dalla passione per il teatro. E quando Agnes si troverà di fronte ad una prova durissima, rischierà che questa la spezzi, perché “come si fa a chiudere gli occhi del proprio figlio morto?”. Ma Hamnet ha una gemella, Judith, che sopravvive al fratello, ma condurrà la sua esistenza come se la morte del fratello avesse lasciato dei danni permanenti anche sul suo corpo: “E Agnes scopre di poter sopportare qualunque cosa tranne il dolore della figlia”. Un romanzo dolce e tanto doloroso e che a me ha lasciato la certezza che spesso gli uomini fuggono le loro responsabilità trovando delle giustificazioni non solo in sé stessi, ma anche nella società.

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