NEL NOME DEL FIGLIO HAMNET di MAGGIE O’FARRELL

Il dolore fa inevitabilmente parte della vita, così come la perdita di coloro che amiamo prima o poi. Ma c’è un tipo di dolore che è atroce, contronatura e che addirittura non ha una parola che lo indica in maniera precisa: la perdita di un figlio! Nessuno vorrebbe mai provarlo, eppure può succedere a chiunque, così come nel 1596 a Stratford-upon-Avon è accaduto a William Shakespeare. Il drammaturgo inglese è protagonista, con la sua famiglia, del romanzo Nel nome del figlio Hamnet di Maggie O’ Farrell, edito da Guanda e tradotto da Stefania De Franco, sebbene nel libro non venga mai nominato direttamente e si intuisce la sua presenza. Grazie a questa storia faremo la conoscenza di Agnes, la moglie di William, donna forte e fuori dagli schemi, cresciuta da una matrigna che non le ha mai voluto bene, si sposa contro la volontà della propria famiglia, rifugiandosi in un matrimonio che non è proprio quello che si aspettava. Shakespeare è spesso lontano, a Londra, divorato dalla passione per il teatro. E quando Agnes si troverà di fronte ad una prova durissima, rischierà che questa la spezzi, perché “come si fa a chiudere gli occhi del proprio figlio morto?”. Ma Hamnet ha una gemella, Judith, che sopravvive al fratello, ma condurrà la sua esistenza come se la morte del fratello avesse lasciato dei danni permanenti anche sul suo corpo: “E Agnes scopre di poter sopportare qualunque cosa tranne il dolore della figlia”. Un romanzo dolce e tanto doloroso e che a me ha lasciato la certezza che spesso gli uomini fuggono le loro responsabilità trovando delle giustificazioni non solo in sé stessi, ma anche nella società.
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LA BIBLIOTECARIA DI NEW YORK di BENEDICT E MURRAY

La bibliotecaria di New York scritto a quattro mani da Marie Benedict e Victoria Christopher Murray ̶ edito da Newton Compton Editori e tradotto da Maria Sofia Buccaro ̶ è un romanzo formativo e che affronta tematiche come il razzismo e la differenza di genere. Belle da Costa Greene, vissuta tra la fine dell’800 e metà ‘900 negli Stati Uniti, con la sua vita sarà la dimostrazione vivente che “i libri e la lettura sono una grande livella dell’umanità”. A soli vent’anni Belle sarà assunta dal ricchissimo finanziere J.P. Morgan per curare la sua collezione di manoscritti, libri rari e opere d’arte. Diventerà così il punto di riferimento dell’alta società newyorkese, ma anche una delle figure più influenti nel mondo dell’arte e della cultura, non solo in America ma anche in Europa. Ma Belle, in una realtà nella quale è già difficile farsi riconoscere in quanto donna, dovrà preservare un segreto che potrebbe distruggerle non solo la carriera ma anche la vita: è una donna nera, figlia di Richard Greener, il primo nero laureato ad Harvard. Un romanzo da leggere assolutamente a qualsiasi età.
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IL LIBRO DEI BALTIMORE di JOËL DICKER

Il giovane e talentuoso scrittore Marcus Goldman, già protagonista del primo romanzo di Joël Dicker, La verità sul caso Harry Quebert, lo ritroviamo tra le pagine de Il libro dei Baltimore, tradotto da Vincenzo Vega ed edito da La nave di Teseo. In questo nuovo romanzo Marcus sarà costretto a fare i conti con il proprio passato e con quello della propria famiglia: i Goldman. Legato fortemente ai suoi cugini, Woody e Hillel, i Goldman di Baltimore, aveva vissuto sempre come una ingiustizia appartenere, invece, ai Goldman di Montclair, sentendo la propria vita sempre sottotono rispetto a quella dei Baltimore. Spesso, però, le apparenze ci ingannano e non sempre quello che apparentemente ci appare meraviglioso e perfetto poi lo è davvero. E quando una tragedia distrugge una famiglia, come avviene ai Baltimore, allora anche chi è più vicino a loro si rimette in discussione. Dicker, in questo romanzo, ha dimostrato di essere maturato e cresciuto molto rispetto ad Harry Quebert. I viaggi temporali che ci costringerà a fare durante la lettura, ci permetteranno di mettere i pezzi a posto, come in un grande puzzle. E insieme a Marcus ci mostrerà che scrivere e leggere sono necessari per ognuno di noi, perché “i libri sono più forti della vita”.
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LEZIONI DI CHIMICA di BONNIE GARMUS

Lezioni di chimica di Bonnie Garmus, tradotto da Anna Rusconi ed edito da Rizzoli, ci mostra cosa significa essere una donna avvenente, colta ed intelligente nella California tra gli anni ’50 e ’70 del Novecento. Elizabeth Zott è una giovane chimica che lavora all’Hastings Research Institute, un ambiente completamente maschilista, all’interno del quale i suoi colleghi non hanno alcuna intenzione di riconoscere i meriti di quella collega che, ai loro occhi, è troppo bella per essere anche intelligente. L’unico collega a riconoscere il talento di Elizabeth e le sue capacità è Calvin Evans, genio della chimica e probabile premio Nobel. Tra i due nasce una storia d’amore e una bambina bella e intelligente che cercherà ad ogni costo di far parte del gruppo, soprattutto perché “sua madre del gruppo non aveva mai fatto parte”, soprattutto dopo la prematura scomparsa di Calvin. Questo romanzo ci mostrerà la grande resilienza di Elizabeth e della sua piccola nell’affrontare un mondo sostanzialmente maschilista. Al centro di tutto vi era il rapporto madre-figlia, un rapporto simmetrico: “la bambina imparava dalla madre, che a sua volta imparava da lei”.
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DANDELION È MORTA di ROSIE STOREY

Il lutto, soprattutto quando arriva improvviso e inatteso, marchia a fuoco l’anima di chi lo affronta, rendendo la vita di chi lo subisce completamente diversa, dolorosa, costantemente rivolta al passato e con un senso di colpa latente. Quando Dandelion muore alla soglia dei quarant’anni in modo improvviso, lascia i genitori ma soprattutto la sorella Poppy sull’orlo del baratro e a fare i conti con “tutto il dolore che non aveva idea di come gestire”. Nella ricorrenza del quarantesimo compleanno della sorella, Poppy si ritrova a scrutare in quella che è stata la vita di Dandelion attraverso il suo cellulare e in particolare sull’app Hinge, dove ci sono in stand by i messaggi di Jake. È un attimo per Poppy scappare dalla propria vita che le appare opprimente e rifugiarsi in quella della sorella, creando una vita ex novo. Dal canto suo anche Jake, che ha subito la perdita violenta ed improvvisa della madre quando era un ragazzino, ha bisogno di scappare da una esistenza nella quale non si ritrova più e lo può fare solo con chi ha sofferto come lui, perché chi non ha subito un grave lutto “sguazza ancora in un’ignoranza che non sapeva essere beata”. Entrambi credono che “a volte le bugie sono necessarie per rimanere in vita”. Ma cosa succede quando ti innamori a tal punto di una bugia che non riesci a farne a meno? Dandelion è morta, primo romanzo di Rosie Storey ̶ tradotto da Scilla Forti ed edito da Neri Pozza ̶ mi ha attirata in primis per la bellissima copertina e poi per la storia. Forse, l’aver subito anche io, qualche anno fa, un lutto improvviso e devastante, mi ha permesso di empatizzare subito con Poppy e Jake, perché in certi casi si rischia davvero di non riuscire più a recuperare la propria serenità e le redini della propria vita.
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JO THE MARCH SISTERS di GIULIA MODUGNO

Se avete letto Piccole donne ritroverete gli stessi personaggi e l’impianto originale della storia. A cambiare sarà l’ambientazione moderna e il desiderio da parte di Giulia Modugno di trasformarlo in un vero e proprio romance, concentrandosi principalmente sulla travagliata storia d’amore tra Jo March e Mr Bhaer. Anche nel romanzo edito da Giunti, Jo appare come una ragazza forte e indipendente, che cela dietro la sua grande forza d’animo il dolore per la perdita del suo amato papà. Jo e Mr Bhaer proveranno sulla loro pelle che “spesso si è soli anche quando si sta con gli altri” e spesso bisogna lavorare su sé stessi per far sì che le cose cambino. Anche perché “quando permettiamo alle persone di toccarlo”, il cuore si rigenera. È vero che per tanti aspetti questo romanzo si discosta da quello originale, ma vi ho trovato la stessa dolcezza. E ho pianto, ah se ho pianto!
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UNA LOCANDA ROSSO LAMPONE di AMANDA COLOMBO

Una locanda rosso lampone è il secondo romanzo, dopo Menomale che ci siete voi, di Amanda Colombo, entrambi editi da Garzanti. Michele e Lidia, in concomitanza con la pensione, decidono di acquistare una casa cantoniera che sta cadendo a pezzi a Trigogna, sul Lago Maggiore, dandole nuova vita e trasformandola in una locanda: Rosso Lampone. Rosso Lampone, però, non è una locanda come le altre, ma un luogo dove le persone si recano quando sentono la necessità di trovare la propria strada, “qualsiasi cosa volesse dire”. Per poter soggiornare in questa locanda bisogna seguire delle regole, poche ma necessarie, e le più importanti sono: consegnare i cellulari all’arrivo e non perdersi mai la merenda delle 17. A fare da collante e a preparare i dolci che allietano la colazione e la merenda c’è Ortensia, una donna straordinaria e alquanto singolare che agli occhi di qualcuno, soprattutto di un bambino, potrebbe sembrare appartenere al mondo delle fiabe, soprattutto a quello degli gnomi. Amanda ci darà la possibilità di entrare in punta di piedi nella vita di una famiglia che, prima di arrivare a Rosso Lampone, rischiava di perdersi; di uno scrittore affermato che giunto a questo punto della sua vita sente la necessità di fare i conti col proprio passato e il proprio futuro; due fratelli in cerca della verità sulla storia della propria famiglia e due giovani conosciutisi per caso e che hanno tante cose in comune. Una locanda Rosso Lampone è un romanzo dolce e delicato che, mentre leggete della vita degli altri, vi porterà a riflettere anche sulla vostra.
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PEYTON PLACE di GRACE METALIOUS

Peyton Place è il primo romanzo di Grace Metalious, scrittrice statunitense che alla fine degli anni ’50 è diventata un caso editoriale proprio per questo testo. Peyton Place è una cittadina immaginaria del New England, uguale a tante altre cittadine americane dell’epoca, all’interno delle quali ipocrisie, violenze domestiche e sessuali, desideri repressi e conflitti di classe vengono nascosti dalla facciata della rispettabilità. Un romanzo, questo, che scandalizzò l’America perché le mostrava tutto quello che si cercava di tenere nascosto e che permise di rilevare quanto pioneristica fosse la voce della Metalious, affrontando tematiche che troviamo oggi nella letteratura e che, ahimé, non ci scandalizzano più. Il nucleo intorno al quale ruota tutto il romanzo è che “nelle piccole città, è difficile che si verifichino avvenimenti scandalosi in pubblico”, anche se gli armadi nelle piccole città sono pieni di scheletri. Ma “la differenza tra uno scheletro nell’armadio e uno scandalo, in una piccola città, è che il primo viene discusso da piccoli gruppi, in sussurri, mentre il secondo è di pubblico dominio”. Allo stesso tempo la Metalious ci mostrerà che nella vita è necessario una buona dose di fortuna che ti permette di nascere nella famiglia giusta e se riesci a trovare un luogo che ami e nel quale vuoi restare, potresti anche trovare la felicità.
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LA PENISOLA DELLE CASE VUOTE di DAVID UCLÉS

La penisola delle case vuote di David Uclés, tradotto in italiano da Sara Cavarrero ed edito da Neri Pozza, è, per stessa ammissione dell’autore, “la storia della decomposizione di una famiglia, della disumanizzazione di un popolo, della disintegrazione di un territorio e di una penisola di case vuote”. Io non avrei saputo dirlo meglio. Anche perché ho sempre difficoltà a trovare le parole giuste per descrivere il dolore, che trasuda da ogni pagina di questo romanzo, quasi fisicamente, come se vedeste un rivolo rosso di sangue passare da una pagina all’altra. È il 1936 e siamo nella Spagna che si appresta a vivere una delle pagine più dolorose della propria storia: la guerra civile. Jàndula è un paesino come un altro dell’Iberia e Odisto, uno degli uomini più apprezzati in paese, si appresta a diventare nuovamente papà, con tutta l’ansia e la paura che ne consegue. In questo paese la realtà spesso si fa magica, permettendo così agli abitanti di Jàndula di poter “sfuggire” da una realtà incomprensibile, perché come si fa ad accettare che un fratello uccida l’altro fratello? Questo romanzo di Uclés vi farà rivivere una delle pagine più dolorose non solo della storia spagnola, ma di quella europea. Un romanzo, come vi ho detto prima, così pregno di dolore, che io ho dovuto diluirlo in una lunga lettura, protrattasi per settimane. Quello che viene narrato in queste pagine è a metà strada tra la realtà e l’immaginario, eppure vi mostrerà come la guerra “banalizza profondamente la morte”.
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LIZZIE di EVA WANJEK

L’arte europea della metà del XIX secolo viene sconvolta da un gruppo di pittori che vivono e dipingono a Londra e si fanno chiamare Confraternita dei Preraffaelliti. Colui che maggiormente attira l’attenzione della critica e del pubblico su sé stesso e sulle loro opere è Dante Gabriele Rossetti. Questi è ossessionato dalla ricerca di una donna che incarni i suoi canoni di donna perfetta e che diventi per lui quello che Beatrice era stata per Dante Alighieri. Lizzie, che tutti noi conosciamo benissimo per essere apparsa nei panni di Ofelia nell’omonimo dipinto di Millais, diventerà la donna della vita di Rossetti. Nel romanzo Lizzie di Eva Wanjek, edito da Neri Pozza e tradotto da Stefano Musilli, scopriremo un rapporto totalizzante, quello tra Dante e Lizzie, scopriremo un rapporto totalizzante, privato della loro vita ma anche l’aspetto artistico. Il loro sarà un rapporto lunghissimo, coronato anche dal matrimonio; un rapporto di totale dipendenza, ossessivo, anche se spesso “anche chi non ha nulla da nascondere non vuole essere osservato in continuazione”. Questo della Wanjek è un romanzo che ho amato tanto perché mi ha dato la possibilità di entrare nella vita privata di Dante Gabriele Rossetti e degli altri Preraffaelliti; ma anche di scoprire tutto quello che accade durante la creazione di un dipinto.
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