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Chiacchierando con Giulia Ciarapica

 Giulia Ciarapica, classe 1989, è una giovane e talentuosa scrittrice italiana, in questo momento in giro per il nostro Paese per le presentazioni del romanzo Chi dà luce rischia il buio, uscito da poco per l’editore Rizzoli, e che dovrebbe far parte di una trilogia con il primo romanzo dell’autrice, Una volta è abbastanza, uscito sempre per Rizzoli nel 2019. Laureatasi in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Macerata, insegna critica letteraria alla Scuola Passaggi e scrive sul “Foglio”. Tutti noi la conosciamo non solo in veste di scrittrice e giornalista, ma anche per il suo impegno sui social per diffondere l’amore per la lettura e la letteratura. Ma quando lo fa, soprattutto quando gira i video, è spesso in compagnia…

1. Chi ti segue sui social ha la possibilità di entrare nel tuo salotto strabordante di libri e scoprire che condividi la tua passione con la tua mamma. Quanto ha influenzato il tuo rapporto con la lettura e la letteratura? Quali esempi ti ha dato in tal senso quando eri piccola?

Bellissima domanda, per la quale ti ringrazio molto. Mia madre è il mio punto di partenza e forse anche quello di arrivo, nel senso che gran parte di ciò che sono oggi (per non dire tutto) lo devo sicuramente a lei. La sua influenza, parlando di lettura, è stata pressoché inevitabile, visto che la sua biblioteca era già molto nutrita, prima ancora che io iniziassi il mio percorso. Lei mi ha insegnato a trovare nei libri ciò di cui avevo più bisogno, e soprattutto ha tentato di dimostrarmi quanto il motore di tutto sia sempre la curiosità.





Giulia è una pioniera tra coloro che si sono resi conto che i social potevano essere un mezzo molto potente per poter trasmettere anche l’amore per la conoscenza.

2. Cosa ti ha spinto a parlare di libri sui social?

Dopo la laurea, sapevo che volevo lavorare con le parole ma avevo già capito che il metodo “tradizionale” non sarebbe stato alla mia portata. Non avevo un percorso da giornalista alle spalle, soltanto una laurea in Filologia moderna, e così pensai che sfruttare il mezzo della Rete fosse utile per iniziare a condividere una passione comune con altri lettori. Divertimento, spensieratezza ma anche allenamento: per me il blog – reale punto di partenza – è stato un trampolino di lancio e soprattutto uno strumento grazie al quale allenare la scrittura e imparare molte cose, anche dai miei stessi errori. Poi, certo, ci sono stati e ci sono anche i social, senza i quali oggi nessuno saprebbe che lavoro faccio o chi sono.

3. Hai pubblicato un saggio al riguardo nel 2018: Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché?. Ci sveli qualche segreto per essere un book blogger da seguire?

L’unico grande segreto, che non dovrebbe essere tale, è: attenzione alla qualità di ciò che si pubblica. Il parlare e lo scrivere di libri in Rete ha oggi una sua autorevolezza. Non è più soltanto un gioco, per qualcuno sta diventando un vero e proprio mestiere, le case editrici investono nei book influencer e dunque il primo scopo è quello di fare attenzione a ciò che si pubblica. Contenuti costanti ma non eccessivi (in termini numerici), di alto profilo ma senza rinunciare a una forma diretta e informale (quindi attenzione al linguaggio), attirare i giovani con ironia e leggerezza ma senza sacrificare il “livello” della comunicazione. Leggere con attenzione e prendersi il giusto tempo per analizzare il testo. Nulla di più, nulla di meno.

4. Quando hai iniziato a parlare di libri sui social, lo facevano in pochi. Adesso, invece, il numero di book blogger è aumentato notevolmente. Cosa ne pensi? Qualcuno tra queste persone potrebbe fare altro?

Nel mare magnum del Web le figure proliferano, e non parliamo soltanto di book influencer. Di sicuro, come in tutte le professioni, c’è chi lo fa in modo serio e professionale, e chi invece segue semplicemente un trend, una moda. Deve essere bravo il lettore a fare una selezione delle persone da seguire.

Come lei stessa ci sta raccontando, i social e il blog sono stati una sorta di palestra grazie alla quale si è allenata per diventare la scrittrice talentuosa che è, cresciuta tanto dal punto di vista lavorativo nel tempo trascorso tra la stesura del primo e del secondo romanzo.

5. I tuoi romanzi nascono dal desiderio di raccontare le tue Marche e la tua famiglia, mostrandoci così uno spaccato della vita dell’Italia tra gli anni ’40 e ’70. Come ha reagito la tua famiglia nello scoprire che sarebbe stata protagonista dei tuoi romanzi?

Abbastanza bene. Chi è ancora in vita si è sentito partecipe di un grande racconto corale, e questo ha fatto bene non solo alla mia famiglia ma anche alla comunità di Casette d’Ete. Non immaginavo potessero essere tutti così entusiasti, a dire il vero.




6. Quali tematiche ti piacerebbe affrontare nei tuoi prossimi romanzi?

Di sicuro il rapporto madre-figlia, ma non solo. Penso in generale al mistero della creazione e ai rapporti che ne conseguono. Poi, non ti nego che mi piacerebbe tornare anche alla forma del saggio…

Ma Giulia Ciarapica non è impegnata solo con la scrittura…

7. Ideatrice del progetto per le scuole Surfing on books e docente del corso Lettere al microscopio. Corso di critica letteraria per Scuola Passaggi, com'è Giulia Ciarapica come insegnate?

Che domanda! Forse non dovrei rispondere io ma lasciar parlare i ragazzi, tuttavia posso dirti che mi trovo molto a mio agio con loro e mi diverto tantissimo. Uno degli scopi principali del mio lavoro con le scuole infatti è proprio questo: dare modo ai giovani di capire quanto sia divertente la lettura, e come possa esserci utile non solo nel mondo del lavoro ma nelle relazioni con gli altri e con noi stessi. Poi, per quanto riguarda nello specifico i corsi per adulti, posso dire che insegnare critica letteraria – ad un altro livello, appunto, non rivolgendomi solo ai ragazzi – è qualcosa di talmente appassionante che a volte, me ne rendo conto, perdo la cognizione del tempo e inizio a fare voli pindarici incredibilmente “ingombranti”, diciamo così. Ma ho sempre ricevuto feedback positivi, quindi direi che sono abbastanza soddisfatta.

8. In questo momento sei impegnata con le presentazioni di Chi dà luce rischia il buio, tuo ultimo romanzo. Progetti per il futuro?

Moltissimi. Di sicuro continuare con “Il filo nascosto”, il gruppo di lettura ideato con le Scuderie del Quirinale. Altri libri, altrettanto sicuramente (ma non solo romanzi…). E poi vorrei dedicarmi ad una piattaforma per me ancora poco conosciuta, nonostante sia di tendenza ovunque: Tik Tok. Mi piacerebbe capirla meglio e utilizzarla al massimo per raccontare la storia della letteratura italiana del Novecento.

9. Ovviamente vogliamo conoscere il tuo libro preferito e l’autore che, a tuo avviso, bisogna leggere assolutamente.

Libro preferito, in assoluto, L’isola di Arturo di Elsa Morante, anche se il libro del cuore è Stoner di John Williams, un imprescindibile per chi ama la letteratura e ne fa una ragione di vita.

10. L’amore per i libri può diventare una fissazione e una dipendenza vera e propria, passando, così, dalla bibliofilia alla bibliomania. Che rapporto hai con l’oggetto libro?

Ossessionata, letteralmente ossessionata dall’oggetto libro. Non solo ne compro compulsivamente (molti più di quelli che riuscirò a leggere in una vita intera), ma ormai sono alla ricerca di edizioni con dedica, rari, antichi, prime edizioni, insomma, una “fissazione” bella e buona (e talvolta anche costosa!).




Non mi resta che ringraziare Giulia Ciarapica che, sebbene impegnata in giro per l’Italia per presentare il suo nuovo romanzo, è riuscita a trovare un po’ di tempo per rispondere alle mie domande. Non vedo l’ora di leggere il prossimo libro di Giulia e chissà forse potremmo ritrovarci a sfogliare un saggio che ci parlerà dei grandi classici.



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Chiacchierando con Fabrizio Zollo

Foto scattata da Nicolò Begliomini

L'anno scorso, poco dopo aver aperto il blog, cercando in rete case editrici interessanti, delle quali non conoscevo ancora il catalogo, ho scoperto le Edizioni Via del Vento. Dando un'occhiata al catalogo, ho deciso di contattarli per saperne di più. Ho ricevuto una risposta direttamente dal loro editore, Fabrizio Zollo, che da allora mi tiene costantemente aggiornata sulle ultime uscite della sua casa editrice. Ma chiacchierando con lui ho scoperto una persona piacevole e un vero e proprio artista. Ma, come mi piace ripetere ad ogni intervista, partiamo dall'inizio.

1) Ho letto che “suo malgrado” è laureato in Scienze Economiche e Commerciali.
 Purtroppo sì.. è una lunga storia. Tutto è iniziato con la mia bocciatura, in quinta elementare, all’esame di ammissione per passare alle medie; per cui dovetti frequentare la scuola di avviamento commerciale. La mia vita di studi prese una direzione opposta a quella che mi sarebbe stata congeniale, lettere o arte, solo perché all’epoca si soleva sottoporre un bambino di dieci anni ad un esame di stato assurdo.
2) Come è riuscito a coltivare la sua passione per la letteratura e l'arte nonostante gli studi a lei poco congeniali?
Paradossalmente credo di averli coltivati con maggiore intensità proprio in virtù del fatto che il lavoro era così distante dalle mie passioni. L’impegno come dirigente pubblico (Provveditore-Economo) si svolgeva dalle 8 alle 14 di ogni giorno, compreso il sabato. Tanta era la tensione che accumulavo nella prima parte della giornata che poi avevo bisogno di voltare completamente pagina e gettarmi a capofitto nella creatività, che riuscivo ad esprimere proprio come terapia.
3) Si dedica da sempre alla pittura, alla scultura e alla fotografia. Solo come fruitore o dedicandosi a loro in maniera attiva?
In maniera attiva da sempre. Alla fotografia da quando avevo sedici anni, alla pittura e alla scultura da quando ne avevo venticinque. Alla fotografia mi avviò mio padre, fotografo dell’esercito, alle altre discipline prima autonomamente, poi frequentando anche l’Accademia di Belle Arti e i corsi liberi di nudo. Oltre alle mostre di pittura e fotografia che ho tenuto, più recentemente ho insegnato per dodici anni in un corso di disegno di nudo per adulti.



4) Le va di parlarmi delle sue opere pittoriche, scultoree e fotografiche?
Sino a quindici anni fa la mia pittura si muoveva nel solco dell’espressionismo figurativo di origine tedesca e austriaca. I soggetti erano per lo più immagini di uomini e donne che esprimevano più il loro travaglio interiore che non sembianze fisiche rasserenanti. Da quindici anni la mia pittura ha preso la via dell’astrattismo, nel solco dell’espressionismo astratto, di matrice americana. Le mie sculture sono invece, ancora oggi, rappresentazioni umane che esprimono perlopiù il malessere dell’esistenza, il grido di un’umanità sola e disperata. Le mie foto, rigorosamente in bianco e nero, hanno per oggetto la donna, sia nel ritratto sia nel nudo. Ho fatto molte mostre in Italia e all’estero, ma solo per darmi degli impegni e delle scadenze, non perché pensi che i miei scatti possano raggiungere un valore economico.





5) Cosa l’ha spinta a fondare le Edizioni Via del Vento? E perché questo nome particolare che rispecchia anche un progetto editoriale non comune?
Quando fondai nel 1991 le Edizioni Via del Vento, avevo l’atelier per coltivare le mie passioni artistiche in Via Vitoni a Pistoia, dove tutt’ora le esercito. La via, sino alla fine dell’Ottocento, si chiamava Via del Vento, in quanto vi spira sempre vento, anche nell’estate più torrida. In questa via nella prima metà del Novecento hanno vissuto i maggiori letterati pistoiesi, Gianna Manzini, Piero Bigongiari e Sergio Civinini, senza mai incontrarsi fra di loro, perché vi hanno abitato in periodi diversi e nell’ordine in cui li ho citati. In questa stessa via all’inizio del Novecento si stampava inoltre la rivista letteraria «La Tempra», che ospitò anche una prosa lirica di Dino Campana. È per cercare di onorare questa tradizione letteraria della via che ho ritenuto di pubblicare i volumetti contenenti racconti inediti in Italia di grandi letterati italiani e stranieri del Novecento, oggi conosciuti un po’ da tutti.


6) Immagino che alla base del suo progetto editoriale ci sia una grande ricerca bibliografica.
Il maggior lavoro di ricerca bibliografia viene svolto di volta in volta dal curatore del volumetto, esperto di quel determinato autore che vado a pubblicare. Ogni anno esprimo in genere la mia preferenza su un determinato numero di grandi autori italiani e stranieri già antologizzati nella storia della letteratura e li sottopongo ai vari possibili curatori, che sono anche i traduttori dei testi nelle varie lingue, i quali hanno il compito non indifferente di verificare se in tutto quello che è stato tradotto e pubblicato in Italia di quegli autori vi fosse rimasto ancora qualche racconto per noi inedito.
7) Al di là dell’aspetto lavorativo, che tipo di lettore è?
Un lettore scoordinato purtroppo, perché mi limito a leggere solo quello che è utile per la individuazione degli autori da proporre ai curatori, e quindi non mi resta il tempo, considerate anche le mie altre tre passioni artistiche, per dedicarmi ad una lettura organica dei vari libri che vorrei leggere. Basti pensare che del mio autore preferito, Marcel Proust, la mia lettura della ‘Recherche’ dopo decenni è sempre ferma alla trecentocinquantesima pagina, pur avendo pubblicato negli anni di questo autore a me caro quattro volumetti contenenti suoi racconti inediti in Italia.
6) Ci svela qualcosa dei suoi prossimi progetti?
Continuerò l’attività editoriale con una sola collana, per dedicare più tempo alle altre mie passioni della pittura, scultura e fotografia. Ma anche per vedere se riesco a riprendere un’altra mia passione, quella della scrittura, sinora molto saltuaria e limitata esclusivamente al recupero della mia memoria dell’infanzia.
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Chiacchierando con Antonio Castronuovo: scrittore ed editore di "nicchia"

Qualche anno fa ho conosciuto Antonio Castronuovo per caso. Dopo aver letto la plaquette scritta da Pasquale Langella e pubblicata da Babbomorto Editore, mi sono messa in contatto con l'editore per saperne di più. Quando erronemanete ho definito i testi che pubblicava dei libri, mi ha detto: "Io stampo solo plaquette, al fine di raccogliere gli amici scrittori attorno a un focolare del sorriso e dell'amicizia". Col tempo mi sono resa conto che l'amicizia e la stima che lo circondano sono profonde e vaste.
Nel fare ricerche per questa intervista, sono rimasta colpita dalla vastità degli interessi di Antonio; parlandone con Berni mi ha dato una spiegazione davvero singolare, ma veritiera: "Castronuovo prima di questa ha vissuto altre due vite. Gliene rimangono ancora quattro. Ergo, Antonio Castronuovo è un gatto". Alla fine dell'intervista non potrete che essere d'accordo con Berni.
Ma procediamo con ordine.




1. Lei si è laureato in medicina all’Università di Bologna nel 1979 e nella stessa città ha anche studiato al DAMS-Musica. Cosa l’ha portata a scegliere due strade così diverse e che la indirizzavano verso carriere apparentemente incompatibili?
Sono due passioni che mi hanno ugualmente accompagnato nella vita: la medicina (ho lavorato tutta la vita come consulente per la sicurezza dei luoghi di lavoro e ho studiato parecchio la storia della medicina) e la musica. In certo modo le nutrivo già in quegli anni e ho dato sfogo a entrambe. La prima è stata il lavoro che mi ha dato il pane, la seconda quella del cuore, che ho poi sempre coltivato. Non a caso, il mio primo libro, uscito nel secolo scorso, è un grosso volume dedicato al compositore Bartòk: illeggibile e mal stampato, oggi lo guardo come un oggetto che testimonia di come, all’inizio di un qualunque percorso di scrittura, domina la pesantezza.

2. Per ben 15 anni ha diretto la rivista «La Pîe», specializzata in saggi storici e letterari di cultura romagnola.
Mi fu offerta la direzione di questa rivista nel gennaio del 2004: ho lasciato la direzione alla fine del 2018. Mi chiesero di occuparmene perché vivo in Romagna e perché provenivo da esperienze con riviste locali: avevo diretto negli anni precedenti sia «Asterischi» e sia «Cartapesta», piccole riviste letterarie. Quella con «La Piê» è stata esperienza molto bella, anche se faticosa: ha implicato un impegno quasi quotidiano. Alla fine sono venute meno le condizioni per andare avanti, e ho lasciato, dirigendomi altrove, esattamente su Milano: oggi sono alla vice-direzione di «Biblioteca di via Senato» e nella redazione della rivista dell’«Associazione Librai Antiquari d’Italia». Sono entrambe rivista di storia del libro e dell’editoria, una delle aree che oggi mi affascinano di più.





3. Lei è autore di saggi su argomenti particolari, come Ossa, cervelli, mummie e capelli ma anche Suicidi d’autore. Un punto di vista diverso dal quale guardare uomini e donne che hanno fatto tanto per l’umanità. Mi piacerebbe sapere perché e quando sono nate le idee per questi saggi.
La mia è una scrittura di “nicchia”: mi impegno su temi curiosi, anche strani se vuole. Non è una mia scelta razionale, non posso insomma dire che esista un progetto preciso: sono idee che sorgono per caso, guidato dall’interesse del momento. Resta inteso che non sono capace di fare narrativa e poesia. La mia è una scrittura saggistico-narrativa: racconto fatti reali, ma con lo stile di un racconto, senza nessuna sovrastruttura erudita o accademica.




4. Il catalogo della casa editrice Stampa Alternativa raccoglie molti dei suoi titoli. Un vero e proprio sodalizio quello tra lei e questa casa editrice.
Ho una buona amicizia col fondatore, Marcello Baraghini, che oggi dirige l’etichetta Strade Bianche a Pitigliano e gestisce in quella città, in via Zuccarelli, uno degli “antri” librari più interessanti d’Italia, assolutamente da visitare. Ho cominciato ormai molti anni fa in sordina, producendo un paio di quei fenomeni che erano i “Millelire”, straordinaria invenzione editoriale degli anni Ottanta. Sono due titoli oggi finiti nel piccolo antiquariato. Ricordo con piacere il primo, Elogio della mosca di Luciano, ma soprattutto ricordo la festosità con cui Marcello accolse la proposta. Da lì è cominciato un profluvio di collaborazioni: credo di essere stato l’italiano che ha prodotto più “Millelire”, circa 18 titoli. Poi la collaborazione s’è ampliata e ho pubblicato con Stampa Alternativa anche miei libri e traduzioni, tra cui una fortunata raccolta di racconti di Irène Némirovsky, L’incendio e altri racconti, che uscì nel 2013. Il termine da lei usato è esatto: quello con Marcello è stato un vero sodalizio, che non si è spento quando la sua vicenda editoriale è cambiata e da “laziale” s’è fatta “toscana”.



5. Tra i suoi numerosi interessi ci sono anche l’aforistica e la patafisica.
Ho numerosi interessi perché sono nato dilettante: è la mia natura. Seguo gli interessi che mi attirano. Voglio che la scrittura sia per me una cosa rallegrante, non un sepolcro di noia e mestizia. L’aforistica mi è giunta spontanea: giudico l’aforisma la forma breve più interessante che ci sia in letteratura. Pubblicai nel 2006 una collezione, Tutto il mondo è palese, che ebbe una segnalazione al premio “Torino in Sintesi” e che, soprattutto, mi procurò la cooptazione nella giuria del premio stesso: un’esperienza bellissima, che perdura grazie all’energia di chi ha fortemente voluto che il premio nascesse, la scrittrice torinese Anna Antolisei. Da allora ho lavorato molto in quel campo, producendo saggi sul tema e curando un numero speciale dedicato all’aforisma della rivista «Il lettore di provincia».
La patafisica è altra cosa: è il mio lato ludico che mi ha portato verso quel campo. Ho scritto alcune cose, anche con pseudonimi, e mi sono meritato una reggenza nel “Collage di Patafisica”, come si chiama l’istituto italiano che, raccogliendo vari soggetti di varie discipline, è appunto un “collage” più che un “collegio”. Oggi il Collage è “in sonno”, e tuttavia la patafisica continua ad agire negli animi. Non le spiego cosa è la patafisica perché nemmeno io lo so: diciamo che la “sento”, e ciò è sufficiente.

6. È autore di una decina di saggi sul futurismo. Le interessa solo come studioso o anche come collezionista?
Il futurismo è una stagione della nostra cultura che ha esercitato su di me grande attrattiva. Ne ho studiato aspetti “regionali” e ho prodotto libri che ancor oggi sono ricercati: studi sul futurismo a Ravenna, a Rimini, a Lugo di Romagna e a Imola. Il programma era di produrre la rosa intera di studi sulle città romagnole: ma poi la vita cambia, cambiano gli interessi e sono andato altrove. Non le nascondo che oggi il futurismo un poco mi annoia, e ne colgo i lati stucchevoli. E la cosa mi soddisfa: resto una persona di libero giudizio, non mi lego a nulla. Credo – come diceva Longanesi – che solo gli sciocchi non cambiano mai idea nella vita. Fortunatamente non mi sono fatto acchiappare dal demone del collezionismo, sarebbe stata una devastazione, per i costi e per la mania di avere tutto. Possiedo qualche pezzo, soprattutto una tela a olio neo-futurista, ma quasi nulla più. Rifiuto il collezionismo: è una forma mentale secondo me un po’ patologica...

7. Nel 2017 ha fondato Babbomorto Editore. Una scelta coraggiosa in un paese in cui si legge sempre meno.
L’idea non era mirata a far leggere, ma a far scrivere. È paradossale in un’Italia in cui ci sono più scrittori che lettori, ma è così: la mia idea era raccogliere attorno a me amici che semmai scrivono grossi volumi oppure non scrivono affatto. Volevo ridurli a fare qualcosa di brevissimo e leggero, oppure a provarsi nella scrittura. Il progetto è riuscito a metà, visto che sono accorsi parecchi amici-scrittori, ma ho in catalogo anche persone alla loro prima esperienza: un buon esempio è il libraio napoletano Pasquale Langella, che con O ’libraro ha prodotto credo il suo primo testo creativo personale. Oggi Babbomorto Editore conta circa 110 titoli, tutte sottili plaquette di poche pagine e prodotte in poche copie, e ha anche avuto l’onore di un catalogo ragionato pubblicato da un diverso editore, Biblohaus di Macerata. Vado avanti, la cosa mi piace, mi diverte e mi arricchisce. Non mi chieda, come molti fanno, perché ho chiamato la mia idea Babbomorto: non lo so, è la classica invenzione che viene di notte...




8. Può svelarci qualcosa sui suoi nuovi progetti?
Sto lavorando a un nuovo libro, ma sono in una fase ancora embrionale e poiché sono incerto di riuscire a portarlo a termine, taccio sul soggetto. Sta poi prendendo forma una collaborazione con l’editore milanese Luni. Ma la cosa che adesso più mi “attizza” è che vorrei far rinascere la rivistina «Cartapesta», con un taglio sintetico (saggi a francobollo, recensioni brevissime) e assolutamente su carta, di cui sono un paladino conservatore. All’orizzonte si affaccia un minuscolo finanziatore; dovrei riuscirci e, dovesse accadere, Mary Marzocchi ne sarà subito avvisata.
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Simone Pasquali: dallo stampare libri all'editarli



Come avrete notato anche dalle mie precedenti interviste, ho deciso di raccontare il mondo dell'editoria e dei libri occupandomi di ogni suo aspetto. Come lettrice, ma anche come editor che ha lavorato in una piccola casa editrice, non posso non apprezzare e riconoscere il duro lavoro che c'è dietro ad una piccola casa editrice e quanto determinante sia il ruolo del proprio editore. La nostra chiacchierata oggi la faremo con Simone Pasquali che, quasi avesse una sfera di cristallo, ha capito prima di molti altri quanto potesse diventare importante la stampa digitale. Se volete sapere qualcosa in più di lui e soprattutto editore di quale casa editrice è, lascio a lui la parola.




 Ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori?
 Sono il titolare di tre marchi editoriali: Stampalibri.it, Edizioni Simple e Biblohaus. Stampalibri.it si occupa esclusivamente di stampa, con Edizioni Simple apponiamo il codice isbn e commercializziamo, su richiesta del cliente, alcuni titoli di Stampalibri.it invece con Biblohaus siamo editori veri e propri per cui scegliamo, valutiamo e pubblichiamo a nostre spese solo saggi di bibliofilia e bibliografia.

Cosa ti ha spinto a stampare libri su richiesta e a creare i tuoi marchi Stampalibri.it e Edizioni Simple?
Mi sono sempre occupato di stampa digitale e avevo già una mia ditta. Nel 2003, con il mio socio,  abbiamo deciso di occuparci anche di stampa digitale di libri, diversificando così l'azienda stessa.  Era il momento in cui le tecnologie permettevano di stampare e pubblicare libri in quantità minime a costi accessibili. Ho deciso di occuparmi personalmente di questo aspetto della pubblicazione digitale, lasciando il resto delle lavorazioni nelle mani del mio socio. Conoscevamo bene le esigenze di molti scrittori che lasciavano i manoscritti nel cassetto perché fino a quel momento stampare libri in quantità minime aveva costi proibitivi. Stampalibri.it è stata tra le prime cinque aziende in Italia a stampare libri in digitale, abbiamo avuto un grande successo fin da subito, la mossa vincente è stata quella di puntare subito su internet e partecipare alle fiere del settore per promuovere questa novità.



Quindi dalla stampa digitale a diventare un vero e proprio editore il passo è stato breve?
Va da sé che pubblicare è stata la naturale conseguenza dello stampare libri. Passare da Stampalibri.it a Edizioni Simple è stato un attimo. Alcuni clienti mi hanno chiesto anche di commercializzare i loro libri che mi avevano già chiesto di stampare e colto l'occasione per creare il marchio editoriale Edizioni Simple.

E Biblohaus?
Nel 2008 ho organizzato una cena con gli altri redattori del futuro comitato editoriale di questa nuova casa editrice: Massimo Gatta, Simone Berni, Duccio Benocci e Oliviero Diliberto. Quella sera abbiamo deciso di fondare un marchio editoriale di nicchia.



Niente di più vero, allora, quando sul sito della casa editrice leggiamo che Biblohaus nasce dall'incontro di persone che hanno messo in comune idee sul libro, la lettura, la bibliografia.  Certo! Con gli altri ci siamo conosciuti e incontrati, c’è stato fin da subito una bella sintonia, abbiamo verificato che ognuno di noi aveva delle competenza che poteva mettere a disposizione per questo progetto e da qui è nata questa sinergia che funziona ormai da più di 10 anni…


 Come hai detto tu, Biblohaus è una casa editrice di nicchia, che si occupa sostanzialmente di libri per gli amanti dei libri. In un periodo di crisi per l'editoria come se la cava una casa editrice specializzata in un settore così particolare? 
Risentiamo anche noi della crisi e purtroppo il nostro mercato è legato anche ad un fattore generazionale. Cerchiamo, però, di muoverci anche in campi paralleli e convergenti, provando a creare prodotti un po’ differenti da quelli soliti. Proviamo a diversificarci e tastiamo il terreno con quelli che per ora sono dei tentativi, ma è sicuramente il momento buono per provare a fare anche cose diverse in ambito editoriale.

Se il comitato editoriale vanta nomi eccellenti, lo stesso vale per il catalogo di Biblohaus. Tra i vostri autori ci sono Simone Berni, Massimo Gatta, Antonio Castronuovo, Luigi Mascheroni, Giuseppe Fumagalli. Come è nato il sodalizio con questi importanti intellettuali italiani? Massimo Gatta è il redattore storico ed è colui che conosce vita, morte e miracoli di qualsiasi libro e di ogni autore; Simone Berni è stato il primissimo cliente di bibliofilia ed è stato subito arruolato come redattore viste le sue conoscenze e competenze…. Gli altri si sono accostati a Biblohaus perché ci hanno proposto i loro scritti e li abbiamo pubblicati dopo aver verificato la qualità dell’opera.

Va da sé che la curiosità su cosa abbia spinto Simone Pasquali a scegliere la sua strada è aumentata durante la chiacchierata. E forse è arrivato il momento di fargli delle domande più personali.

Cosa ti ha portato, nella vita, a fare un lavoro che ti fa stare a contatto con i libri?
Credo che sia stato l’incrocio di due fattori: essere stato sempre un lettore forte ed essere il titolare di un centro di stampa digitale. Unendo questi due fattori ho deciso, venti anni fa ormai, a creare uno dei primissimi centri stampa digitale in Italia completamente rivolto alla stampa dei libri. Il nostro sito stampalibri.it è stata un pioniere del print on demand poi specializzatosi in book on demand.

Ti sei definito un lettore forte. Cosa ti piace leggere al di là del lavoro?
 Sì, sono un lettore forte: leggo, quando capita, anche i bugiardini delle medicine e non riesco ad addormentarmi senza qualcosa da leggere. Prediligo la saggistica di tutti i generi e libri sulla montagna, l'alpinismo e l'arrampicata.


Che consigli ti sentiresti di dare a giovani che volessero aprire una casa editrice?
Istintivamente direi loro di scegliere un altro mestiere… Il mio è un lavoro che sta subendo profonde trasformazioni. Chi volesse diventare editore dovrebbe capire molto bene cosa e come è diventata la comunicazione al giorno d’oggi, rendendosi così conto che l’editoria tradizionale e “romantica” ha le ore contate e che per arrivare al cliente finale ci sono nuove strade da percorrere. Se posso fare un esempio la trasformazione dell’editoria è molto simile a ciò che succede con le future auto senza guidatore: la meta del viaggio sarà sempre la stessa ma il modo e l’esperienza del viaggio stesso cambierà totalmente, e naturalmente questo cambiamento porterà ad una completa rivoluzione delle competenze che gravitano nel mondo delle auto (e dell’editoria).

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Pasquale Langella: un libraio in trincea

Per festeggiare il Maggio dei Libri mi è sembrato giusto intervistare un libraio indipendente, che io definisco in trincea. Diventare libraio, senza una grande catena di librerie alle spalle, in un'epoca in cui quelli che leggono sono sempre troppo pochi e in una città che sta lasciando morire Port'Alba, la strada dei librai e dei libri famosa in tutto il mondo, dimostra quanto è coraggioso Pasquale e anche che ha "la capa tosta", come si dice qui.

Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
Per aprire una libreria oggi devi essere soprattutto “coraggioso”ed è il coraggio che mi ha spinto ad aprire una libreria.

Quando hai iniziato a fare questo lavoro?
Ho iniziato questo lavoro quando avevo 17 anni, andavo ancora a scuola, ho iniziato dalla “gavetta”, quella che oggi secondo me dovrebbe essere d’obbligo in una società di “apparenza”, nella quale i ragazzi cercano il proprio futuro in tv o sui social. Lavoravo in una libreria  improntata al libro universitario e al modernariato. Il mio primo compito è stato quello di occuparmi di portare alla posta i libri che dovevano essere spediti,  poi man mano a piccoli passi e con tanta voglia di crescere ho imparato questo mestiere, soprattutto osservando e rubando un po’ il mestiere a chi lo faceva da molto tempo. Ci sono voluti anni perché mi potessi occupare del primo catalogo di modernariato organizzato da me. Per 24 anni ho lavorato “sotto il masto”, come si dice qui, alle dipendenze di un libraio esperto, e poi, all'inizio con dispiacere a causa di alcune vicissitudini, ho dovuto lasciare il mio porto sicuro e il 24 Settembre 2014 ho creato  il mio piccolo spazio INDIPENDENTE nella strada più bella e unica per il suo genere: Port’Alba, a Napoli.

La lettura è davvero in crisi in Italia? Davvero si comprano e si leggono pochi libri?
Sinceramente non credo che la lettura attraversa questa crisi nera di cui tutti parlano; ritengo, invece,   che sia più mirata e ci sia un ritorno al piacere soggettivo. Ad essere onesti è pur vero che si stampa troppo, si scrive troppo, anche se non necessariamente dall'altra parte ci sia qualcuno che vi legga.
Credo, anzi ne sono certo, che sia cambiata anche la fruizione della lettura. Leggere non significa necessariamente comprare un libro, anzi a volte è vero il contrario. Troppo spesso i clienti che vengono in libreria, quando trovano un libro, non necessariamente comprano. Spesso mi sento dire:
 “Vabbè magari ci penso”. Triste è invece quando parlano tra loro e sento: “Te lo presto io e te lo fotocopi”, oppure: “Vabbè lo compriamo online”. Queste frasi sono delle vere coltellate! Bisognerebbe capire che una libreria o qualsiasi altro negozio indipendente non può restare aperto solo grazie alla passione di chi lo gestisce. Ci sono delle scadenze da rispettare e delle spese da affrontare.

Contro cosa combatte un "piccolo" libraio? Amazon è l'unico problema da affrontare o ce ne sono ben altri?
La domanda dovrebbe essere “contro cosa non combatte”. L’avvento di Amazon è stato, è e sarà man mano che si va avanti, una delle cause per la chiusura di tante piccole realtà. Purtroppo il libraio non può combattere contro questi colossi, non può fare la spedizione gratis, non può applicare una percentuale di sconto alta. A noi piccoli librai non viene concesso. Se sei un colosso invece puoi. Credo che ci vogliano anche grandi editori illuminati ed indipendenti, che mettano il cuore in quello che fanno, rendendosi conto che siamo dalla stessa parte.
Vogliamo parlare della distribuzione? Minimo d’ordine; spese di spedizione; non disponibilità dei volumi; percentuale bassa di sconto su molte case editrici; imballaggi a volte non adeguati perchè fatti da MACCHINE che non avranno mai l’accuratezza umana;  tempi di consegna non PRIME; rese accreditate dopo mesi e mesi di solleciti nonostante tu alla consegna paghi SUBITO. Tutto questo è la risposta a quelli che ti chiedono: “Perchè se lo ordino online risparmio?”.

Da lettrice forte, da persona che acquista molti libri, e Pasquale lo sa, credo che bisognerebbe investire di più sulla lettura, in maniera puramente economica ed anche aiutare economicamente chi, da editore, libriaio, distributore o solo come lettore investe i propri soldi e il proprio tempo nei libri. Sono convinta che non c'è niente di più vero della massima che dice che l'unica cosa che non potranno toglierti mai è la cultura.







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Chiacchierando con il Cacciatore di libri

Sono felice di poter inaugurare la sezione delle "Interviste" del blog con una chiacchierata con Simone Berni. La sua conoscenza mi ha aperto le porte del mondo dei bibliofili e dei bibliofolli, facendomi prendere coscienza che ne facevo parte anche io. E se tutti conosciamo il Simone Berni pubblico, spero con alcuni di queste domande di farvi conoscere anche il Berni un po' più privato.



Ogni amante dei libri e della letteratura ha una persona o un evento che lo hanno portato verso i libri, iniziando da lì un interesse che dura tutta la vita. Chi o cosa ti ha spinto verso i libri?

Il mio amico Paul D. Brock, un entomologo inglese che è stato il mio mentore sul finire degli anni ‘80 per quanto riguarda una delle mie prime passioni, quella dei fasmidi (insetti-stecco e foglia), mi consigliava – come è logico – molte buone letture sull’argomento.  Alcuni di quei libri risultavano veramente difficili da trovare, per due motivi principali. Eravamo in un’era pre-internet ed erano libri “di nicchia”, che pertanto venivano stampati da piccoli editori, talora auto-prodotti.
Qualcuno ne comprava un piccolo quantitativo da distribuire agli interessati ma chi, da solo, avesse voluto andare in caccia di uno di questi volumi aveva l’unica possibilità di spedire una letterina in Malesia, in Cina o in Giappone e aspettare una risposta che non sarebbe mai arrivata…
Io mi procurai un libro stampato in Giappone per il semplice motivo che il piccolo editore – vistosi arrivare la richiesta dall’Italia e da un ventenne - credo si mosse a compassione e difatti mi spedì una copia e non volle essere pagato. Per la cronaca, sono molto legato a questo libro. Vedere oggi, sui vari motori di ricerca, che Amazon me lo può spedire in tre giorni dal Giappone mi dà quasi fastidio. Mi ci vollero dei mesi. Per me fu una conquista. Non avete idea di come batteva il mio cuore quando il postino mi consegnò il pacchetto. Veniva dal Giappone, c’erano un sacco di strani francobolli sulla busta. Il libro in questione era (ed è) "Nanafushi no subete" , di Okada Masaya.

Ecco che cosa muove il cacciatore di libri, ecco quali sono le sensazioni di cui egli va a caccia. Io credo fermamente, infatti, che a volte si vada a caccia di stati d’animo, di moti del cuore, più che di libri in sé. Non so se questo risponda alla tua domanda.

Hai risposto perfettamente alla mia domanda. In un'intervista hai dichiarato che il tuo amore per i libri "nasce in età adolescenziale come tendenza inappagata". Puoi spiegarmi meglio cosa intendevi?

“Tendenza inappagata” perché io chiaramente ero già cacciatore di libri e non lo sapevo.
Non potevo rendermene conto perché questa figura non era stata ancora codificata dai media, non aveva invaso le librerie, non veniva in alcun modo riconosciuta nel parlare comune o nella cultura di massa.
A tredici anni collezionavo fumetti, e la mia tendenza, fin dall’inizio, è sempre stata quella di “cacciare” i fascicoli rari, i primi numeri, quelli che “non si trovavano facilmente”. Purtroppo alla fine degli anni ’70 non c’erano gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione e il mio talento per molti anni è stato inappagato. Non sono riuscito a portarlo a compimento.

Qual è il tuo libro preferito come lettore?
Da alcuni anni ho preso la decisione di fornire sempre una risposta diversa a questa domanda, che  è ricorrente come gli incubi che seguono le cene a base di pesce.
Diciamo che il mio libro preferito è Polemica di Adriano Guerrini (Genova, Edizioni del “Diogene”, 1965). Si tratta di un libro di poesie di uno degli autori più brillanti (e caustici) del nostro ‘900. In una poesia Guerrini smonta la dialettica di Elio Vittorini, partendo dalle fondamenta. Ironia, senso del ridicolo, capacità di dosare lo strale e la “cattiveria”, tutto questo nella misura e nella forma perfette. Non c’è niente che sia fuori posto. Il testo – anche la sua poesia – ha una pulizia assoluta. Un potere di penetrazione che la rende unica. E forse irripetibile. Se vi capiterà di trovare quest’edizione, non fatevela scappare.


Hai dichiarato che nel 2001 ti sei guardato e hai capito che il cacciatore di libri non era quello che volevi diventare ma quello che volevi essere. Ma cosa facevi prima di diventare Il Cacciatore?
Io vengo dal meraviglioso mondo dei fumetti, che da ragazzino divoravo. Il mondo della Marvel, ma anche il mondo Bonelli, con Zagor e Martin Mystère miei punti di riferimento; in anni più recenti, Diabolik. Tu non puoi immaginare l’emozione di aver conosciuto Alfredo Castelli, di incontrarlo alle fiere, lui che mi si avvicina e mi saluta, io che lo chiamo “Alfredo”. Il mio mito, il sogno dei sogni. Diciassettenne, io colsi in edicola “Gli uomini in nero” e la storia, la mia storia, cambiò per sempre.
Poi c’è stata la lunga parentesi della mineralogia. Io sono stato per anni cacciatore di minerali. Ho scoperto, con il geologo Renzo Regoli, un giacimento di cinabro cristallizzato lungo un torrente situato tra le province di Siena e Grosseto. La scoperta è stata pubblicata negli Atti del Museo della Maremma. Che soddisfazione!
Poi il mio interesse si è spostato verso l’entomologia, con grande sconcerto dei mineralogisti.
In quegli anni ho scoperto nuovi areali dell’insetto stecco Bacillus grandii nella Sicilia sud-orientale. Pubblicazione su Phasmid Studies. E ho dato un impulso alle ricerche del Dryococelus australis, un insetto stecco australiano che si riteneva estinto, che poi altri entomologi – entomologi veri - hanno effettivamente ri-localizzato in un’isola.
Di tutte queste esperienze ho portato con me un unico comune denominatore, i libri. Quei libri – spesso introvabili – che mi facevano sudare le proverbiali sette camicie per essere individuati.
Alcune manie mi sono rimaste. Uso le scatole entomologiche per conservare i libricini e gli opuscoli. Però non infilzo questi ultimi con gli spilli!
Nel 2001, dopo l’attentato alle Twin Towers, il mondo è effettivamente cambiato. Anch’io ho smesso di usare il fax e mi sono buttato nella rete, che nel frattempo stava proponendo un sistema di comunicazione che non aveva precedenti. Il resto è venuto da sé.

Come saprete i libri di Simone Berni vengono pubblicati dalla piccola e fiorente casa editrice Biblohaus, che si occupa appunto di pubblicare libri che parlano di libri.
Come e quando è nato il sodalizio con Biblohaus e Simone Pasquali?
Nel 2004 io cercavo uno stampatore per un’autopubblicazione di alcuni articoli che avevo scritto per il mio blog di allora, nella piattaforma Blogger. Questi articoli, slegati e senza un filo comune, accesero la curiosità di Simone Pasquali – mi ero rivolto casualmente alla sua ditta – e siccome lui stava meditando di editare in proprio alcuni libri che reputava tra i più interessanti – come Edizioni Simple, mi dette i primi consigli. Da lì c’è stata una vera e propria escalation, fino all’ingresso come primo autore a Biblohaus nel 2008, che proprio quell’anno partì con le sue pubblicazioni. Il tutto è stato celebrato da un avvincente catalogo storico 2008-2018 stampato con una copertina in ottone metallico e venduto all’interno di una scatola che, aperta, riproduce una mini-libreria. Un tesoro che tra qualche anno varrà una fortuna.

Biblohaus continua ad essere il mio editore di riferimento, nonostante io pubblichi adesso alcuni miei lavori anche come Edizioni SimOn.


Leggere i libri di Berni è fondamentale per chi, nel suo piccolo, vuole provare ad essere un cacciatore di libri.
Quando si pensa ad un cacciatore di libri si è convinti che tenga tutti i segreti per sé e che non ti darebbe mai dei consigli. Invece tu lo fai attraverso i tuoi libri e dal 2018 attraverso il tuo blog Cacciatore di libri. Cosa ti ha spinto a mettere il tuo sapere a disposizione di tutti?
Per il semplice motivo che secondo me non ha senso rifiutarsi di condividere un’esperienza. Il blog è una palestra. Ricevo decine di segnalazioni; alcuni collaboratori, come Enrico Pofi, Renzo Gorghetto o Chiara Montefusco sono le vere colonne portanti della rubrica dedicata ai mercatini. Il blog rimane così sempre aggiornato e due dei mercatini di riferimento in Italia (a Roma e Milano) sono continuamente monitorati. I miei libri completano, per così dire, il lavoro. C’è stata una pausa considerevole (2010-2018), ma alla fine ho ripreso il ritmo dei primi anni.
Mi piace incontrare lettori, tanto del blog che dei miei libri, ed amici “social” alle fiere e alle mostre sparse per l’Italia, che alla fine costituiscono dei veri e propri appuntamenti fissi. Parlo soprattutto del Salone della Cultura di Milano a gennaio, della Fiera Il Filo di Arianna di Fontanellato (Parma) a marzo e del Salone del libro di Torino a maggio, e di altre fiere come Cesena o Bologna.

Da poco sei diventato editore con la tua Edizioni SimOn. Come ti trovi in questa nuova veste e quali sono i progetti di questa nuova casa editrice?
Più che casa editrice vera e propria – i libri vengono stampati in tiratura limitata di 30 o 40 copie, non sono in commercio – si tratta di una emanazione del sito www.cacciatoredilibri.com e le copie prodotte sono perlopiù appannaggio dei frequentatori del sito stesso che le ordinano direttamente. Ciò non toglie che la mia minuscola sigla editoriale abbia al suo interno collane vere e proprie e una produzione mirata al “mondo dei libri” da cui proviene.
A cavallo fra 2018 e 2019 è uscita la mia trilogia del cacciatore di libri; ed anche la collana “post” con libretti, praticamente degli opuscoli, di cinquanta pagine, di tipo tutorial per l’aspirante cacciatore di libri. Questa collana è rivolta ai teenagers e a chi è comunque agli inizi della caccia bibliofila.
Uscito da pochissimo il primo numero della collana “editori”, dedicato alle misteriose Edizioni del sole nero, attive a Roma nel periodo 1977-1982.
Se poi la cosa sarà destinata a sviluppi, anche inattesi, è quello che vedremo.








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Le interviste


Una rubrica che mi sta molto a cuore.
Raccolgo al suo interno le cronache delle piacevoli chiacchierate con amici, colleghi, grandi esperti dell'universo dei libri, autori ed editori.

Consiglio a tutti di prestare molta attenzione ai costanti aggiornamenti

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